Come superare una separazione quando fa male, anche se era la scelta giusta: perché è un lutto, quanto dura il dolore, cosa fare di colpa e rabbia e i passi per ricominciare a vivere, anche a 50 e 60 anni.
Per superare una separazione si comincia riconoscendola per ciò che è: un lutto, la fine di una relazione e di un progetto di vita. Poi si lavora su tre fronti insieme: il corpo, da rimettere in movimento; le persone, da cercare invece di isolarsi; e la gentilezza verso se stessi, che aiuta a sciogliere colpa e rimuginio.
Chi cerca come superare una separazione di solito è nel mezzo della tempesta: la casa cambia, le abitudini saltano, il futuro immaginato non c’è più. Non esiste una scorciatoia, ma esiste una direzione.
Se senti il bisogno di ripartire più in generale da te, c’è anche la guida su come ritrovare se stessi dopo un momento difficile.
Perché con la relazione finisce anche un pezzo di identità: le abitudini di coppia, gli amici in comune, il futuro che avevi immaginato. È un lutto vero, anche quando la decisione era giusta o è stata tua. E non sei la sola ad attraversarlo: in Italia, nel 2024, le separazioni sono state 75.014.
Il dolore di una separazione somiglia a quello di una perdita: nostalgia, smarrimento, rabbia, sollievo e colpa possono convivere nella stessa giornata. Sentire tutto questo insieme è normale, e non dice nulla di sbagliato su di te.
Quando la separazione non è voluta, al lutto si aggiunge la sensazione di aver subito la scelta di un altro. Quando invece l’hai scelta tu, può sorprendere quanto faccia male lo stesso: si piange anche ciò che si è deciso di lasciare.
I numeri aiutano a sentirsi meno soli. Secondo il report ISTAT «Matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi. Anno 2024», pubblicato a gennaio 2026, nel 2024 in Italia ci sono state 75.014 separazioni e 77.364 divorzi: dietro ognuno c’è una persona che ha dovuto ricominciare.
| Tema | Cosa emerge | Fonte |
|---|---|---|
| Separazioni in Italia | Nel 2024 le separazioni sono state 75.014 e i divorzi 77.364 | ISTAT, Matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi, 2024 |
| La vita affettiva dopo i 50 | Fra chi si è sposato nel 2024 con 50 anni o più, aveva alle spalle un divorzio il 54,0% delle spose e il 51,6% degli sposi | ISTAT, stesso report (19 gennaio 2026) |
| Un percorso guidato | 110 persone (età media 51 anni, 79% donne): meno dolore per la perdita, amarezza e solitudine, più soddisfazione di vita, risultati mantenuti a 3 mesi | Brodbeck et al., 2019, Journal of Affective Disorders |
| Autocompassione | 109 adulti in fase di divorzio: più autocompassione, meno pensieri intrusivi sulla separazione, fino a 9 mesi dopo | Sbarra, Smith e Mehl, 2012, Psychological Science |
Dati verificati a ottobre 2026. Fonti: ISTAT (gennaio 2026, dati 2024); Brodbeck e colleghi (2019) e Sbarra, Smith e Mehl (2012) su PubMed.
Il dolore di una separazione si attenua molto con il tempo. In un ampio studio australiano su adulti di mezza età e più grandi, il disagio era più forte subito dopo il divorzio e risultava molto attenuato alla rilevazione successiva, anni dopo. La fase più dura è quella iniziale: è lì che serve sostegno.
Lo studio è di Ding e colleghi (2021), su Scientific Reports: 33.184 adulti australiani sposati, con un’età media di 59,5 anni, seguiti in tre rilevazioni tra il 2006 e il 2016. Il colpo più duro arrivava nel breve periodo, poi si attenuava molto.
Gli autori ne traggono un’indicazione pratica: servono risorse e sostegno per attraversare queste transizioni, soprattutto all’inizio. Se il dolore non si attenua, toglie il sonno o la voglia di fare per settimane, parlarne con il medico o con uno psicologo è il primo passo.
A 50 o 60 anni si supera una separazione ripartendo da sé: dal corpo, dalle amicizie, dagli interessi rimasti in pausa. E la vita affettiva continua: secondo ISTAT, fra le donne che si sono sposate nel 2024 con 50 anni o più, il 54,0% aveva alle spalle un divorzio. Ricominciare a questa età è normale, non un’eccezione.
Il dato viene dallo stesso report ISTAT sul 2024 e vale anche per gli uomini: fra gli sposi con 50 anni o più, il 51,6% aveva alle spalle un divorzio. Il capitolo affettivo resta aperto, anche dopo i 50.
Dopo un matrimonio lungo, 20 o 25 anni, la fatica più grande è spesso ridisegnare l’identità: chi sei quando non sei più «moglie di»? È anche un’occasione rara per scegliere da capo come vivere, con l’esperienza che a 30 anni non avevi.
Se ci sono figli grandi, possono diventare un sostegno prezioso, ma la ripartenza resta tua e merita tempo e attenzioni dedicati.
I sensi di colpa si alleggeriscono con l’autocompassione: trattarsi con la stessa gentilezza che useresti con un’amica, ricordarsi che sbagliare e soffrire fa parte dell’esperienza umana, accogliere le emozioni senza farsi travolgere. Nella ricerca, chi mostra più autocompassione durante il divorzio ha meno pensieri intrusivi sulla separazione anche mesi dopo.
Lo studio è di Sbarra, Smith e Mehl (2012), su Psychological Science: 109 adulti in fase di divorzio hanno parlato per quattro minuti della loro separazione e quattro giudici hanno valutato quanta autocompassione mostravano. Chi ne mostrava di più aveva meno pensieri ed emozioni intrusive legati al divorzio nella vita quotidiana, e l’effetto si vedeva fino a nove mesi dopo.
La parte più utile è l’osservazione finale degli autori: l’autocompassione si può allenare. È un modo di trattarsi che permette di guardare cosa è successo con lucidità, senza restarne schiacciati.
Per la rabbia vale un discorso simile: va sentita e attraversata, poi lasciata scorrere. Se è il punto che ti pesa di più, la guida su come lasciare andare ha una parte dedicata alla rabbia verso chi ti ha ferito. E se c’è stato un tradimento, il lavoro su di te resta il punto di partenza, qualunque sia la storia.
Per ricominciare a vivere dopo una separazione aiutano sei passi: dare un nome al lutto, rimettere in moto il corpo, cercare persone invece di isolarsi, trattarsi con gentilezza, darsi un tempo e una guida, e regalarsi un’esperienza nuova, solo per sé. Non servono tutti subito: si comincia da quello che oggi sembra più vicino.
È la fine di una relazione e di un progetto. Riconoscerlo ti permette di concederti il tempo che serve, senza pretendere di stare subito bene.
Camminare, nuotare, ballare, anche poco. Una meta-analisi su 191.130 adulti (Pearce e colleghi, 2022, JAMA Psychiatry) ha trovato benefici per la salute mentale anche sotto le quantità di movimento raccomandate: gli autori invitano a incoraggiare qualsiasi aumento di attività.
Amiche, famiglia, un gruppo nuovo legato a qualcosa che ti piace: è la rete su cui appoggiarti nei mesi più difficili.
Parla a te stessa come parleresti a un’amica nella stessa situazione. La guida su come stare bene con se stessi raccoglie pratiche semplici per farlo ogni giorno.
Un percorso strutturato aiuta: in uno studio randomizzato (Brodbeck e colleghi, 2019) un percorso guidato online per elaborare la fine della relazione ha ridotto dolore, amarezza e solitudine, con risultati mantenuti a tre mesi.
Un viaggio, un corso, una settimana in un luogo che non conosci: qualcosa che appartenga alla tua vita di adesso, non a quella di prima.
La solitudine è spesso la parte più silenziosa della separazione: le serate, i fine settimana, gli amici di coppia che si diradano. Negli Stati Uniti, uno studio su 2.362 donne che avevano chiuso il matrimonio in età matura (Wright e colleghi, 2020, Health and Retirement Study) ha trovato che il supporto sociale si associa a meno solitudine.
Non serve aspettare di sentirsi pronte: le relazioni nuove nascono facendo qualcosa insieme, un corso, un gruppo di cammino, un viaggio condiviso. E a poco a poco anche il tempo da sola diventa spazio per te.
Dopo una separazione un retreat offre ciò che a casa è difficile trovare: uno spazio protetto lontano dai luoghi della vecchia vita, pratiche che partono dal corpo e un gruppo di persone nuove. È un modo concreto di scrivere il primo capitolo nuovo vivendolo, invece di aspettare di sentirsi pronte.
Dopo una separazione si legge molto, si ascoltano consigli, si capisce tutto con la testa. Il passo che spesso manca è un altro: passare dal sapere come stare bene al sentirsi finalmente bene, nel corpo e in mezzo a persone nuove.
Cambiare contesto conta. Come si legge sulla pagina del retreat, «Immergerti in un contesto completamente nuovo ti permette di scendere a una profondità che oggi non immagini»: lontano dalla casa e dalle abitudini di coppia, è più facile ascoltare cosa vuoi adesso.
Il Retreat Movement è una settimana di pratiche con Ale Demaria e il team Moveinside, in loco tutta la settimana, in luoghi scelti apposta (le edizioni passate: Sri Lanka, Marocco, Bali): pratiche fisiche e pratiche interiori alternate al tempo libero.
Fra le pratiche interiori ci sono la Riconnessione profonda al corpo e la Conversione somatica, che parte da un’idea semplice: «Ciò che ti impedisce di essere pienamente felice è bloccato nel corpo». Si lavora partendo dal sentire, non dal rimuginare, ed è spesso lì che si apre qualcosa: «Ho scoperto una parte di me che credevo di non avere, o credevo di non riuscire a tirare fuori. Sento che dentro di me è migliorata tantissimo la percezione del mio corpo. Riesco ad ascoltarmi molto più profondamente» (un partecipante al retreat in Sri Lanka).
Molte persone arrivano da sole, e il gruppo è a numero chiuso: persone nuove con cui cominciare il capitolo successivo. Se l’idea di partire da sola ti frena, la guida su come andare a un retreat da soli risponde ai dubbi più comuni. Nelle edizioni passate, una masterclass qualche giorno dopo il rientro ha aiutato a non perdere la direzione una volta a casa.
Il corpo che si libera, la mente che si ferma, la vita che prende un’altra direzione.
Ale Demaria · Fondatore Moveinside
Chi guida i retreat: Ale Demaria
Fondatore di Moveinside e Retreat Movement
La ricerca di Ale Demaria integra pratiche interiori, cultura di movimento e crescita personale. È il punto di riferimento in Italia per l’intelligenza del corpo e la connessione mente-corpo. Guida i retreat internazionali Moveinside insieme al suo team di coach.
Il Retreat Movement è una settimana di movimento, pratica interiore e vita di gruppo con Ale Demaria e il team Moveinside, in luoghi scelti apposta. Un contesto nuovo, un gruppo a numero chiuso in cui molte persone arrivano da sole, pratiche che partono dal corpo per ritrovare una direzione. Non esistono prerequisiti: basta la voglia di provare.
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