Stare bene con se stessi non è un dono per pochi fortunati: è uno stato che si impara. Ecco cosa significa davvero, perché per tante donne è così difficile, cosa fare ogni giorno e perché il corpo è la strada più diretta per arrivarci.
Questa guida è per chi sa già molte cose su come si dovrebbe stare bene, ha letto, ha provato, e sente che qualcosa ancora non torna. Il punto, quasi sempre, non è sapere di più: è sentirlo.
Stare bene con se stessi significa accettarsi, trattarsi con gentilezza e sentirsi a casa nel proprio corpo, anche nei giorni storti. Non vuol dire essere sempre felici né piacersi in tutto: vuol dire smettere di combattersi. Ed è uno stato che si impara e si allena, non un dono che si ha o non si ha.
La ricerca sull’immagine corporea positiva aiuta a capirlo. Secondo Tylka e Wood-Barcalow (2015), sulla rivista Body Image, sentirsi bene nel proprio corpo è una cosa diversa dal non detestarlo: non basta smettere di criticarsi, serve coltivare qualcosa di positivo.
Le autrici la descrivono come un insieme di apprezzamento, accettazione e positività interiore, stabile ma modificabile, e legata anche al sentirsi accettati dagli altri. Tradotto: stare bene con se stessi si costruisce, e si costruisce meglio in compagnia di persone che non giudicano.
Perché il tempo per sé manca e il giudizio interiore è severo. In Italia le donne sono meno soddisfatte degli uomini della propria vita e, soprattutto, del proprio tempo libero, che secondo l’ISTAT è compresso dal doppio carico di lavoro e cura familiare. A questo si aggiunge l’abitudine a pretendere da sé molto più di quanto si pretenda dagli altri.
Secondo il report ISTAT «La soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita. Anno 2024», fra le persone di 14 anni e più dà un voto alto alla propria vita il 45,0% delle donne e il 47,7% degli uomini. E sul tempo libero è soddisfatto il 64,4% delle donne, contro il 68,4% degli uomini.
Chi non riesce a stare bene con se stessa, quindi, spesso non ha un problema di carattere: ha poco tempo, molte richieste e una voce interna esigente. Il punto di partenza è riconoscerlo, senza aggiungere altro giudizio. Se il malessere con te stessa è profondo o dura da tempo, il primo passo è parlarne con uno psicologo o con il medico.
| Tema | Cosa emerge | Fonte |
|---|---|---|
| Soddisfazione per la vita | Italia 2024, persone di 14 anni e più: dà un voto da 8 a 10 alla propria vita il 45,0% delle donne e il 47,7% degli uomini | ISTAT, Soddisfazione per le condizioni di vita 2024 |
| Tempo libero | È soddisfatto del proprio tempo libero il 64,4% delle donne e il 68,4% degli uomini: l’ISTAT lega la differenza al carico di lavoro e di cura familiare | ISTAT, Soddisfazione per le condizioni di vita 2024 |
| Gentilezza verso se stessi | In un trial randomizzato, 8 settimane di pratica hanno aumentato autocompassione, mindfulness e benessere, con risultati mantenuti a 6 mesi e a 1 anno | Neff e Germer, 2013 |
| Apprezzare il proprio corpo | In 240 studi si associa in modo costante a più autostima e più autocompassione | Linardon e colleghi, 2022 |
Dati verificati a ottobre 2026. Fonti: ISTAT, «La soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita. Anno 2024» (maggio 2025); Neff e Germer (2013) e Linardon e colleghi (2022) su PubMed.
Per stare bene con se stessi ogni giorno servono gesti piccoli e ripetuti: trattarsi come si tratterebbe un’amica, muoversi per piacere e non per dovere, guardare il corpo per quello che fa, proteggere un tempo solo proprio, chiedersi «come mi sento» invece di «cosa ne penso» e scegliere persone che non giudicano.
La gentilezza verso se stessi si impara. Nel trial di Neff e Germer (2013) adulti con un’età media di circa 51 anni, in maggioranza donne, hanno seguito per 8 settimane un percorso per trattarsi con più gentilezza: rispetto a chi era in lista d’attesa, autocompassione, mindfulness e benessere sono cresciuti di più, e i risultati c’erano ancora dopo un anno.
Quando sbagli, chiediti cosa le diresti. Poi dillo a te, con lo stesso tono.
Scegli un movimento che ti incuriosisce: camminare, ballare, giocare. Il piacere è ciò che ti fa tornare il giorno dopo.
Ti porta, ti regge, ti fa sentire il sole sulla pelle. Spostare lo sguardo dall’aspetto alla funzione cambia il rapporto con lui.
Anche breve, ma fisso e difeso. È il primo segnale che dai a te stessa di contare.
Rispondi con una sensazione del corpo, non con un ragionamento: calore, peso, respiro, tensione.
Sentirsi accettati dagli altri aiuta ad accettarsi. Scegli con cura chi ti sta vicino.
Il quinto passo è anche l’esercizio più semplice per stare bene con se stessi: due minuti, piedi a terra, respiro lento e una sola domanda, «come mi sento?». Se la testa continua a correre, la guida su come smettere di pensare troppo entra nel dettaglio. Per il tempo per te c’è la guida su come prendersi cura di se stessi: qui conta il modo in cui ti tratti mentre lo vivi.
Si sta bene con il proprio corpo quando si smette di guardarlo solo da fuori e si comincia ad abitarlo: accettarlo, rispettarlo, scoprire cosa sa fare. Una meta-analisi su 240 studi mostra che apprezzare il proprio corpo si associa in modo costante a più autostima e più autocompassione. E il movimento è la via più diretta.
La meta-analisi è di Linardon e colleghi (2022), che definiscono l’apprezzamento del corpo come accettarlo, averne un’opinione favorevole e rispettarlo. Gli autori concludono che si associa costantemente a un benessere interiore migliore.
Il movimento è il modo più concreto per arrivarci. In una meta-analisi su persone sane, Buecker e colleghi (2021) hanno trovato un effetto positivo dell’attività fisica sul benessere, emerso sia negli studi sperimentali sia in quelli osservazionali e indipendente dal livello di forma di partenza: conta muoversi, non essere già allenate.
Ascoltare le sensazioni mentre ti muovi, invece di controllare come appari, è il cuore della consapevolezza corporea. Il corpo smette di essere un giudice e torna a essere una casa.
La pace interiore si trova meno cercandola con la testa e più calmando il corpo: rallentare il respiro, stare nel presente, passare tempo nella natura, dare spazio a ciò che si sente invece che a ciò che si pensa. La serenità perduta torna quando la mente smette di girare a vuoto e il corpo si sente al sicuro.
Chi cerca come ritrovare la serenità interiore spesso prova a ragionarci sopra, e si ritrova con un pensiero in più. La calma arriva dal basso: da un respiro che rallenta, da un passo all’aperto, da un movimento che assorbe l’attenzione.
Il metodo Moveinside chiama questo pilastro calma mentale: sostituire «cosa ne pensi» con «come ti senti» risveglia il linguaggio del corpo e spegne la mente. Vale anche quando la serenità si è persa per un momento difficile: si riparte dalle stesse basi, con più pazienza.
Un buon percorso per stare bene con se stessi parte dal corpo e non solo dalla testa, si vive invece di studiarlo, avviene in un gruppo che non giudica, porta per un po’ fuori dalla routine e lascia strumenti per continuare a casa. Prima di scegliere, chiediti quale di questi elementi ti è mancato finora.
| Criterio | Cosa chiedersi | Perché conta |
|---|---|---|
| Parte dal corpo | Si pratica in movimento o si parla e basta? | I consigli restano nella testa; le sensazioni si fissano nel corpo |
| Esperienza vissuta | Si sperimenta o si ascolta teoria? | Chi ha già letto tanto ha bisogno di sentire, non di sapere di più |
| Gruppo | Si condivide il percorso con altre persone? | Sentirsi accettati dagli altri aiuta ad accettarsi |
| Contesto nuovo | Si esce dalla routine di tutti i giorni? | L’ambiente di sempre richiama le abitudini di sempre |
| Continuità | Cosa resta quando torni a casa? | Lo stare bene si allena nel tempo, come ogni abilità |
Se ti senti persa e vuoi prima ritrovare una direzione, la guida su come ritrovare se stessi parte da lì. Il percorso giusto è quello che colma ciò che ti è mancato, non quello che ripete ciò che hai già fatto.
Un retreat aggiunge ciò che i libri non danno: una settimana in cui lo stare bene si sente nel corpo invece di restare un’idea. Lontano dalla routine, con pratiche guidate e un gruppo che non giudica, si passa dal sapere come stare bene al sentirsi finalmente bene, e si torna a casa con gli strumenti per continuare.
Il Retreat Movement nasce da qui. È una settimana di pratiche con Ale Demaria e il team Moveinside in luoghi scelti apposta (le edizioni passate: Sri Lanka, Marocco, Bali), ed è il primo che fonde crescita personale e movimento. Come si legge sulla pagina del retreat, «Immergerti in un contesto completamente nuovo ti permette di scendere a una profondità che oggi non immagini».
Il metodo ha tre pilastri: cultura di movimento, calma mentale e abitudini che generano energia. Nel primo c’è la promessa più vicina a questa guida: «Vivere il corpo diventa piacere, non più disagio».
Le pratiche fisiche, dalla Danza come strumento di creazione ai Floor work e rotolamenti, si alternano a quelle interiori e al tempo libero. Tra queste c’è la Conversione somatica, che parte da un’idea precisa: «Ciò che ti impedisce di essere pienamente felice è bloccato nel corpo». Il lavoro è sciogliere il giudizio, non aggiungere altre regole.
Il gruppo fa il resto. Norma, partecipante al retreat in Sri Lanka, lo racconta così: «Non sono una che di solito condivide […] determinate cose, e invece […] non mi sono sentita per niente giudicata […] e mi sono sentita comunque accolta». Non esistono prerequisiti, non esistono livelli, e molte persone arrivano da sole: basta la voglia di provare.
La normalità è godere del tuo corpo.
Ale Demaria · Fondatore Moveinside
Chi guida i retreat: Ale Demaria
Fondatore di Moveinside e Retreat Movement
La ricerca di Ale Demaria integra pratiche interiori, cultura di movimento e crescita personale. È il punto di riferimento in Italia per l’intelligenza del corpo e la connessione mente-corpo. Guida i retreat internazionali Moveinside insieme al suo team di coach.
Il Retreat Movement è una settimana di pratiche con Ale Demaria e il team Moveinside in luoghi scelti apposta: movimento, calma mentale e un gruppo che accoglie, per passare dal sapere come stare bene al sentirlo davvero. Non esistono prerequisiti, non esistono livelli: basta la voglia di provare.
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