Come lasciare andare ciò che ti tiene fermo, che sia una persona, il passato o il bisogno di avere tutto sotto controllo? Si impara: ecco cosa significa davvero, perché è così difficile e i passi concreti per farlo, partendo dal corpo.
Lasciare andare significa smettere di trattenere ciò che ti fa stare male: una persona, un ricordo, un’aspettativa, il bisogno di controllo. Non vuol dire dimenticare né arrendersi: il ricordo resta, la presa si allenta. È un atteggiamento di accoglienza verso ciò che è successo e verso ciò che senti, senza giudicarlo.
Gli studiosi hanno una parola precisa per questo atteggiamento: accettazione. L’APA Dictionary of Psychology alla voce acceptance la descrive come un atteggiamento favorevole verso un’idea, una situazione, una persona o un gruppo; nel lavoro terapeutico è l’atteggiamento ricettivo e non giudicante con cui il terapeuta accoglie chi ha davanti. Lasciare andare è rivolgere a te stesso quello stesso sguardo.
Accogliere un’emozione vuol dire smettere di combatterla, e ritrovare così l’energia per decidere cosa fare.
Tre studi aiutano a capire cosa funziona quando vuoi mollare la presa.
| Tema | Cosa emerge | Fonte |
|---|---|---|
| Accogliere pensieri ed emozioni | In tre studi (1.003, 156 e 222 persone), chi tende ad accettare emozioni e pensieri senza giudicarli sta meglio (più benessere, più soddisfazione di vita), anche perché prova meno emozioni negative davanti agli stress quotidiani; il legame si vede a 6 mesi di distanza | Ford et al., 2018, Journal of Personality and Social Psychology |
| Gentilezza verso se stessi | In una meta-analisi su 79 campioni (16.416 persone), l’autocompassione, cioè un atteggiamento gentile verso se stessi davanti a errori e difetti, è legata al benessere con una correlazione di 0,47; una parte degli studi indica un effetto causale | Zessin et al., 2015, Applied Psychology: Health and Well-Being |
| Camminare nella natura | In persone sane, una camminata di 90 minuti nella natura ha ridotto il rimuginio e l’attività di un’area del cervello legata a esso; la stessa camminata in città no | Bratman et al., 2015, PNAS |
Dati verificati a ottobre 2026. Fonti: studi di Ford e colleghi (2018), Zessin e colleghi (2015) e Bratman e colleghi (2015), consultati su PubMed.
Il filo comune: si lascia andare accogliendo, non combattendo, e il corpo in movimento aiuta.
È difficile lasciare andare perché la mente torna sempre lì: ripassa quello che è successo, cerca un finale diverso, prova a tenere tutto sotto controllo. Trattenere sembra proteggerti, ma allunga la sofferenza. E spesso quello che trattieni non vive solo nei pensieri: lo senti nel corpo, come un nodo che resta stretto.
Questo girare a vuoto ha un nome: rimuginio, un modo di pensare che torna sempre su se stesso senza arrivare a una soluzione. Per riportarla su ciò che accade ora, parti dalla guida su come vivere il presente.
Lasciare andare chiede poi tre cose molto umane: accettare un finale che non hai scelto, salutare un’idea di futuro e restare per un po’ nello spazio vuoto prima che arrivi il nuovo.
Sì, lasciare andare fa male, all’inizio. Ma trattenere fa male più a lungo: lasciare andare fa meno male che trattenere, perché libera l’energia che spendevi per tenere stretto.
Se ti blocca la paura di cambiare, prima ancora di farlo, leggi la guida sulla paura del cambiamento.
Per lasciare andare il passato serve riconoscere che è successo, smettere di processarti per come è andata e dare a quel capitolo una chiusura concreta. Il passato resta parte della tua storia: lasciarlo andare significa che smette di decidere al posto tuo cosa fai oggi e chi puoi diventare.
Il primo passo è smettere di riscrivere la storia. Il «se avessi fatto diversamente» tiene aperta una porta che si è già chiusa: guardare i fatti per come sono andati permette di chiuderla.
Il secondo è la gentilezza verso te stesso. La meta-analisi di Zessin e colleghi lega l’autocompassione a più benessere: trattarti come tratteresti una persona cara che ha sbagliato è ciò che ti permette di andare avanti.
Vale anche per i sensi di colpa: riconosci la tua parte, ripara dove puoi, poi scegli di non portarti dietro la condanna. E vale per le cose: lasciare andare gli oggetti legati a un periodo chiuso è spesso il gesto più semplice per cominciare.
Lasciare andare i figli che diventano grandi è un passaggio a sé: ne parla la guida sulla sindrome del nido vuoto. Se senti di aver perso il filo di chi sei, riparti dalla guida su come ritrovare se stessi.
Per lasciare andare una persona che ami serve accettare che la relazione è finita o è cambiata, concederti il tempo del dispiacere e ridurre ciò che la tiene viva ogni giorno nei pensieri. Lasciarla andare significa custodire quello che c’è stato e tornare a occuparti della tua vita.
Un amore finito, un amore non corrisposto, un’amicizia che si è spenta: la mente continua a cercare quella persona, nei ricordi, nei messaggi, nelle ipotesi su cosa starà facendo. Ogni ricerca riapre la ferita.
Come capire quando lasciare andare una persona? Un segnale chiaro arriva quando, per tenerla accanto, devi smettere di essere te stesso. Lasciare andare chi non ci sceglie, o chi non ti vuole nello stesso modo, è un atto di rispetto: per l’altro e per te.
Aiutano gesti semplici: meno occasioni di riaprire il ricordo (foto, chat, profili), più tempo con chi ti fa stare bene, un corpo che si muove al posto di una mente che ripassa.
Se il dolore per una perdita o una separazione non si attenua col tempo e blocca la vita di tutti i giorni, parlarne con uno psicologo è il primo passo.
Per lasciare andare il bisogno di controllo serve distinguere ciò che dipende da te da ciò che non dipende da te, e mettere l’energia solo nel primo. Lasciare andare ciò che non puoi cambiare è una scelta attiva: accogli quello che provi davanti all’incertezza e decidi dove agire, invece di consumarti nel tentativo di prevedere tutto.
Il controllo è una strategia che ha senso: ci fa sentire al sicuro. Diventa una fatica quando si estende a tutto, alle persone, al futuro, a come andranno le cose.
Qui torna utile lo studio di Ford e colleghi (2018): il beneficio riguardava l’accettazione delle proprie esperienze interiori, pensieri ed emozioni, non l’accettazione delle situazioni. Tradotto: puoi accogliere la paura e intanto cambiare quello che dipende da te.
Un esercizio semplice: scrivi su due colonne cosa ti preoccupa e, accanto a ogni voce, se dipende da te. Sulle voci che dipendono da te scegli un’azione piccola; sulle altre lasci andare le cose come vanno, e torni a respirare.
Imparare a lasciare andare è un’abilità che si allena con sei passi: dare un nome a ciò che trattieni, accogliere l’emozione senza giudicarla, trattarti con gentilezza, scegliere il perdono quando c’è rabbia, spostare l’attenzione nel corpo e chiudere con un gesto concreto. Ogni passo rende il successivo più leggero.
Una persona, un ricordo, un’aspettativa, un rancore. Scriverlo in una frase lo rende concreto.
Rabbia, tristezza, nostalgia: lasciale esserci. Chi accoglie ciò che prova, invece di giudicarlo, tende a vivere meno emozioni negative davanti agli stress di ogni giorno.
Parla a te stesso come faresti con una persona cara, anche quando hai sbagliato.
Perdonare è una scelta che fai per te: ti libera dal ripassare l’offesa, senza giustificarla. Per lasciare andare il rancore verso chi ti ha ferito, riconosci quanto ti costa tenerlo.
Cammina, meglio se nel verde, balla, muoviti a terra. Nello studio di Bratman, 90 minuti di cammino nella natura hanno ridotto il rimuginio.
Una lettera che non spedisci, un oggetto riposto, un luogo nuovo. Poi riempi lo spazio liberato con qualcosa che ti fa bene.
Sono anche gli esercizi più semplici per lasciare andare i pensieri negativi e le emozioni che pesano: pochi minuti al giorno, ripetuti con costanza, rendono la presa ogni volta più leggera.
Si lascia andare meglio con il corpo perché la mente che rimugina non si calma ragionando: si calma quando l’attenzione passa alle sensazioni, al respiro, al movimento. Per questo una camminata nella natura, una danza o una pratica a terra aiutano a mollare la presa: spostano il peso dalla testa al corpo.
Lo studio di Bratman e colleghi (2015) lo mostra bene: in persone sane, 90 minuti di cammino nella natura hanno ridotto il rimuginio, mentre la stessa camminata in città non ha avuto questo effetto.
Il metodo Moveinside parte da qui. La Calma mentale consiste nel sostituire «cosa ne pensi» con «come ti senti»: una pratica progressiva per smettere di pensare.
È quello che si vive al Retreat Movement, una settimana di pratiche con Ale Demaria e il team Moveinside in luoghi scelti apposta (le edizioni: Sri Lanka, Marocco, Bali). In 7 giorni si alternano 13 pratiche, 7 fisiche e 6 interiori, per circa 8 ore di pratica al giorno con tempo libero: è il primo retreat che fonde crescita personale e movimento.
Una delle pratiche interiori, la Conversione somatica, parte da un’idea precisa: «Ciò che ti impedisce di essere pienamente felice è bloccato nel corpo». L’obiettivo è «sciogliere una volta per tutte ciò che ti blocca, eliminare il giudizio e vivere con entusiasmo».
Accanto c’è la Danza come strumento di creazione, che con l’improvvisazione insegna a lasciare libero sfogo alla tua espressività.
Il luogo fa la sua parte. «Immergerti in un contesto completamente nuovo ti permette di scendere a una profondità che oggi non immagini»: lontano dalle abitudini di casa è più facile lasciare andare la versione di te a cui sei abituato.
E poi c’è il gruppo. La maggior parte dei partecipanti arriva da solo e torna a casa con una nuova famiglia.
Il percorso è «studiato nel minimo dettaglio, per farti tornare a casa senza ciò che non ti piace di te», e prosegue con una masterclass qualche giorno dopo il rientro. Non esistono prerequisiti, non esistono livelli: funziona quando arrivi con voglia di provare. Cosa rende un’esperienza capace di cambiarti lo trovi nella guida sull’esperienza trasformativa.
Togliamo tutto ciò che ti blocca. Quello che resta sei tu, finalmente.
Ale Demaria · Fondatore Moveinside
Chi guida i retreat: Ale Demaria
Fondatore di Moveinside e Retreat Movement
La ricerca di Ale Demaria integra pratiche interiori, cultura di movimento e crescita personale. È il punto di riferimento in Italia per l’intelligenza del corpo e la connessione mente-corpo. Guida i retreat internazionali Moveinside insieme al suo team di coach.
Il Retreat Movement è una settimana di pratiche con Ale Demaria e il team Moveinside in luoghi scelti apposta: 7 giorni, 13 pratiche fisiche e interiori, un gruppo che accoglie senza giudicare e una masterclass dopo il rientro. Un contesto nuovo per lasciare andare ciò che ti blocca e tornare a casa con più leggerezza.
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