Prendersi cura di se stessi è ciò che tiene in equilibrio corpo, mente e relazioni. Ecco cosa significa davvero, perché è così difficile trovare il tempo, e da dove ripartire.
Prendersi cura di se stessi significa occuparsi in modo attivo del corpo, della mente, delle relazioni e del proprio tempo, non solo degli impegni verso gli altri. È un insieme di scelte quotidiane: dal movimento al sonno, dal dire di no al concedersi silenzio. È manutenzione di sé, e fa bene anche a chi ti sta vicino.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la cura di sé come la capacità di persone, famiglie e comunità di promuovere e mantenere la propria salute, prevenire le malattie e affrontarle, con o senza il supporto di un operatore sanitario. Tra i gesti di cura di sé l’OMS elenca mangiare in modo sano, fare attività fisica, dormire a sufficienza e coltivare le relazioni con gli altri, oltre a evitare fumo e alcol.
Chi si prende cura di sé resta presente anche per gli altri, senza esaurirsi. È una differenza sottile ma decisiva rispetto a chi rimanda tutto “a quando avrò tempo”.
Chi ha molti ruoli, lavoro, famiglia, relazioni da tenere in piedi, mette sé stesso per ultimo quasi senza accorgersene. Subentra il senso di colpa non appena ci si ferma, come se fermarsi fosse un lusso che non ci si può permettere. Il risultato è che il tempo per sé sparisce prima ancora di essere cercato.
È una questione di priorità che si ribaltano da sole, giorno dopo giorno. Chi si prende cura di tutti dimentica di essere anche tra i destinatari di quella cura.
Riconoscere questo schema è già un primo passo: per invertirlo basta accorgersene e cambiare una sola abitudine alla volta.
Fisicamente, prendersi cura di sé significa muoversi con regolarità, dormire a sufficienza e passare tempo all’aperto: tre abitudini semplici che sostengono corpo ed energia. L’obiettivo indicato dall’OMS per gli adulti è di almeno 150 minuti a settimana di attività moderata, e ogni movimento in più conta.
Secondo la scheda dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’attività fisica, il movimento regolare porta benefici importanti al corpo e alla mente: negli adulti si associa a una migliore salute mentale e a un sonno migliore. Qualsiasi quantità di movimento è meglio di niente, e camminare è tra i modi più diffusi per essere attivi ogni giorno.
| Tema | Cosa dice l’OMS | Fonte |
|---|---|---|
| Cura di sé | Capacità di promuovere e mantenere la propria salute, prevenire le malattie e affrontarle, con o senza un operatore sanitario | OMS, self-care |
| Gesti di cura di sé | Mangiare in modo sano, fare attività fisica, dormire a sufficienza, coltivare le relazioni, evitare fumo e alcol | OMS, self-care |
| Movimento per gli adulti | Almeno 150 minuti a settimana di attività fisica moderata | OMS, attività fisica |
| Ogni movimento conta | Qualsiasi quantità di attività fisica è meglio di niente | OMS, attività fisica |
| Benefici negli adulti | Migliore salute mentale, migliore sonno, benessere generale | OMS, attività fisica |
Dati verificati a settembre 2026 sulle schede OMS linkate.
Anche il sonno e la luce naturale fanno parte della cura fisica di sé, e sono legati a doppio filo a come ritrovare energia nei periodi più stanchi: sono le basi su cui si costruisce tutto il resto, incluso l’equilibrio mentale.
Mentalmente, prendersi cura di sé vuol dire ritagliarsi pause vere, senza schermi, in cui la mente può rallentare davvero. Il silenzio, la gratitudine e il contatto con il proprio corpo aiutano a interrompere il pensiero che gira a vuoto. Bastano pochi minuti, ripetuti con costanza.
Al Retreat Movement questo lavoro ha un nome preciso: la pratica “Dalla scarsità all’abbondanza”, pensata per tornare in contatto con la gratitudine e allentare la sofferenza interiore che spesso accompagna il correre da un impegno all’altro. È vicino a quello che si intende quando si parla di mindfulness: portare l’attenzione al presente invece di lasciarla scivolare sul pilota automatico.
Se da settimane non riesci a prenderti cura di te e ti senti svuotata, parlarne con il medico o con uno psicologo è il primo passo.
Il tempo per sé si conquista con scelte piccole e ripetute. Bloccare pochi minuti fissi, imparare a dire no a qualche richiesta non urgente e avere una pratica breve quotidiana bastano per invertire la tendenza. Il resto arriva con la costanza, non con la perfezione.
Anche lasciare lo smartphone in un’altra stanza per un’ora, un piccolo esercizio di digital detox, libera più tempo di quanto sembri: gran parte del tempo che manca è già nostro, solo occupato da altro.
Segna in agenda un momento fisso, anche breve, prima di riempirla con gli impegni degli altri.
Ogni no detto a una richiesta non urgente è un sì implicito a te stessa.
Una camminata, il respiro, qualche minuto di silenzio: conta la ripetizione, non la durata.
Un weekend o una settimana lontano dalla routine amplificano quello che i piccoli gesti quotidiani hanno già iniziato.
Le pause quotidiane reggono l’equilibrio, ma non sempre bastano a creare la distanza necessaria per vedersi da fuori. Un tempo lungo, in un contesto nuovo e senza le richieste abituali, permette di scendere a una profondità che i ritagli di tempo quotidiani non raggiungono. È qui che il Retreat Movement inserisce la sua settimana di pratiche.
Al Retreat Movement, si legge nella pagina dedicata, “non è una vacanza”: è un tempo per sé con una direzione precisa. Il programma alterna 13 pratiche, 7 fisiche e 6 interiori, circa 8 ore al giorno con tempo libero incluso.
Le camere, si legge sempre nella pagina del retreat, “sono comode, spaziose ed eleganti, immerse nella natura di Uluwatu con vista sull’oceano Indiano”: anche il contesto fa parte della cura, non solo il programma.
| Tipo di tempo per sé | Cosa offre | Cosa resta dopo |
|---|---|---|
| Pausa quotidiana | Un momento di silenzio o movimento dentro la routine | Un piccolo sollievo, da ripetere ogni giorno |
| Weekend dedicato | Una breve distanza dagli impegni abituali | Energia recuperata, ma il contesto resta lo stesso |
| Una settimana immersiva (come il Retreat Movement) | Un contesto nuovo, un programma completo, un gruppo | Abitudini nuove portate a casa, non solo un ricordo |
Un tempo lungo così può diventare anche l’inizio di un vero e proprio percorso di crescita personale, non solo una parentesi di riposo. Con Ale Demaria e il team Moveinside in loco per tutta la settimana, il programma è già pronto: basta presentarsi con la voglia di provare, come nelle edizioni in Sri Lanka e in Marocco.
Tornerai a casa con l’intelligenza del corpo riattivata, l’intuito sveglio e un’energia vitale mai provata prima.
Ale Demaria · Fondatore Moveinside
Chi guida i retreat: Ale Demaria
Fondatore di Moveinside e Retreat Movement
La ricerca di Ale Demaria integra pratiche interiori, cultura di movimento e crescita personale. È il punto di riferimento in Italia per l’intelligenza del corpo e la connessione mente-corpo. Guida i retreat internazionali Moveinside insieme al suo team di coach.
Il Retreat Movement è una settimana di pratiche fisiche e interiori con Ale Demaria e il team Moveinside, in luoghi scelti apposta per creare distanza dalla routine: programma pronto, team in loco tutta la settimana, tempo libero ogni giorno. Bastano la voglia di provare e sette giorni tutti per te.
Scopri il Retreat MovementI posti sono pochi e la selezione conta.