Sentirsi bloccati nella vita capita a molti, soprattutto nei passaggi: le giornate scorrono uguali e ogni tentativo sembra girare a vuoto. Ecco cosa significa, perché succede, le tre forme in cui si presenta e le mosse che rimettono in moto, a partire dal corpo.
Non è una crisi improvvisa, è più una sensazione che si allunga: il tempo passa e tu sei sempre allo stesso punto. Questa guida parla di quello stallo, di come riconoscerlo e di come ripartire con mosse concrete, senza aspettare di avere tutto chiaro.
Sentirsi bloccati nella vita significa avere la sensazione di essere fermi mentre il tempo passa: le giornate si ripetono, i tentativi di cambiare non portano da nessuna parte e non si sa da dove ripartire. Spesso vuol dire continuare a usare le stesse strategie anche quando hanno smesso di funzionare.
Una rassegna di Kashdan e Rottenberg (2010), su Clinical Psychology Review, mette al centro del benessere la flessibilità psicologica: la capacità di adattarsi a ciò che le situazioni chiedono, di cambiare modo di pensare o di agire quando quello abituale non funziona più, di tenere in equilibrio gli ambiti importanti della vita e di agire in linea con i propri valori.
Letto con questa lente, sentirsi bloccati somiglia al rovescio della medaglia: la vita chiede una mossa nuova e la risposta è quella di sempre. È una buona notizia, perché la flessibilità si allena.
Quando il blocco si allarga a tutto (lavoro, relazioni, progetti) raramente il problema è tutto. Di solito è uno schema che si ripete ovunque, e basta muoverne un pezzo per rimettere in moto il resto. Se invece la domanda è verso dove andare, più che come ripartire, la guida su come trovare la propria strada parte proprio da lì.
Ci si sente bloccati per tre ragioni che spesso si sommano: il contesto è sempre uguale e richiama sempre le stesse risposte, la testa gira sul problema invece di passare all’azione, e la fiducia nelle proprie capacità si è abbassata. Nessuna delle tre è un difetto di carattere: sono condizioni, e le condizioni si cambiano.
Le abitudini si appoggiano ai luoghi e alle routine che le richiamano: stessa casa, stessi orari, stesse persone, stesse risposte. Come si legge sulla pagina del retreat, «L’ambiente in cui vivi ti ricorda ogni giorno di essere la versione di te a cui sei abituato».
Quando non si sa cosa fare si tende a pensarci di più, e ogni giro di pensieri rimanda il primo passo. Si aspetta la chiarezza per muoversi, mentre di solito è il movimento a portare chiarezza.
Dopo qualche tentativo andato a vuoto, ogni passo nuovo sembra più pesante. È il punto in cui il blocco si autoalimenta: non provi perché non ti senti capace, e non ti senti capace perché non provi. Se a frenarti è soprattutto il timore di cambiare, la guida sulla paura del cambiamento la affronta da vicino.
Ci si sente bloccati emotivamente quando le emozioni restano trattenute e la vita arriva attutita; mentalmente quando la testa gira sugli stessi pensieri senza arrivare a una decisione; nel fare le cose quando si rimanda anche ciò che si vorrebbe fare. Spesso le tre forme convivono, e ciascuna si scioglie da un punto diverso.
Il blocco emotivo somiglia a un’anestesia: le cose succedono, ma arrivano smorzate. E il blocco si sente anche nel corpo, come un peso sul petto, un nodo alla gola, un respiro corto. Spesso è proprio da lì, dal corpo, che conviene ripartire.
Bloccati mentalmente, o psicologicamente, vuol dire avere la testa piena e le mani ferme: si valuta, si confronta, si rimanda. Il giro si spezza spostando l’attenzione dal pensiero al concreto, e la guida su come smettere di pensare troppo spiega come farlo, passo per passo.
Rimandare anche ciò che si vorrebbe fare non è pigrizia. Una meta-analisi su 691 correlazioni (Steel, 2007, Psychological Bulletin) indica fra i predittori più forti del rimandare quanto un compito risulta sgradevole e la fiducia nelle proprie capacità. Peso e fiducia si possono cambiare: rendendo il primo passo più leggero e accumulando piccoli successi.
Lo stesso schema vale per il lavoro e per le relazioni. A lavoro il blocco è spesso un ruolo che non ti somiglia più; in una relazione, un copione che si ripete. In entrambi i casi la domanda utile è «qual è la prossima mossa diversa?», non «di chi è la colpa?». Se il blocco si accompagna da settimane a tristezza, ansia o mancanza di energia, il primo passo è parlarne con il medico o con uno psicologo.
Ci si sblocca rimettendo in moto il corpo e lo scenario prima delle idee: uscire a camminare, cercare varietà di luoghi ed esperienze, fare un passo piccolo e concreto, sentire dove il blocco sta nel corpo, incontrare persone nuove e usare un contesto nuovo come finestra per cambiare. Le idee chiare arrivano dopo, non prima.
Sono sei mosse semplici, e nessuna richiede di sapere già dove andare. Funzionano meglio insieme, ma basta cominciare da una.
Nel primo dei quattro esperimenti di Oppezzo e Schwartz (2014), camminare ha aumentato la creatività nell’81% dei partecipanti, misurata con un test sugli usi alternativi degli oggetti; nell’ultimo, camminare all’aperto ha dato le analogie più originali. Camminare fa venire idee nuove.
In uno studio di Heller e colleghi (2020), 132 persone sono state seguite con il GPS per 3-4 mesi: i giorni con più varietà di luoghi visitati erano giorni con più emozioni positive.
Scegli un’azione così piccola da non poter fallire e falla oggi. Ogni passo riuscito alleggerisce il successivo e restituisce un po’ di fiducia.
Chiediti dove lo senti: petto, gola, stomaco, respiro. Dare un luogo al blocco lo rende concreto, e ciò che è concreto si può muovere, con il respiro, con il movimento, con la voce.
Chi ti conosce da sempre ti rimanda la versione di te che conosce. Persone nuove, in un’attività condivisa, ti vedono per come sei adesso.
Un luogo diverso, anche per pochi giorni, allenta i richiami delle abitudini e lascia spazio per provare comportamenti nuovi. È la finestra di cui parla la sezione qui sotto.
| Cosa rimette in moto | Cosa emerge | Fonte |
|---|---|---|
| Camminare | Ha aumentato la creatività nell’81% dei partecipanti (test degli usi alternativi); all’aperto le analogie più originali | Oppezzo e Schwartz, 2014 |
| Varietà di luoghi | 132 persone seguite con il GPS per 3-4 mesi: più varietà di luoghi visitati, più emozioni positive in quei giorni | Heller et al., 2020 |
| Un contesto nuovo | Su 18.053 persone nel Regno Unito, i valori personali diventano comportamenti nuovi soprattutto subito dopo un cambio di contesto | Thomas, Poortinga e Sautkina, 2016, PLoS One |
| Fiducia e peso del compito | In una meta-analisi su 691 correlazioni, sono fra i predittori più forti e costanti del rimandare | Steel, 2007, Psychological Bulletin |
Dati verificati a ottobre 2026. Fonti: abstract su PubMed di Oppezzo e Schwartz (2014), Heller e colleghi (2020, dettagli del campione dal testo completo su PubMed Central), Thomas e colleghi (2016) e Steel (2007).
Perché le abitudini sono legate al contesto in cui si ripetono: stessa casa, stessi orari, stesse persone. Quando il contesto cambia, l’abitudine perde forza e si apre uno spazio per scegliere in modo diverso. Uno studio su 18.053 persone nel Regno Unito descrive questo momento come una finestra di opportunità.
Lo studio è di Thomas, Poortinga e Sautkina (2016): le abitudini sono comportamenti ripetuti in contesti stabili e attivati dal contesto, per questo un cambio di luogo ne indebolisce la forza e permette di riconsiderare il proprio comportamento. Nei loro dati, i valori personali si traducevano in scelte nuove soprattutto subito dopo il cambio.
La finestra, insomma, va usata mentre è aperta: è il momento per provare comportamenti nuovi e portarli a casa. Uscire dal proprio contesto non è una fuga, è un modo per vedersi da fuori. Come sfruttarla in pratica lo racconta la guida su come cambiare abitudini cambiando contesto.
Un retreat mette insieme in una settimana le leve che sbloccano: un contesto completamente nuovo, il corpo in movimento ogni giorno, un gruppo di persone che ti conosce per come sei adesso e una guida che ti accompagna. È la finestra di opportunità vissuta per intero, con il tempo di provare comportamenti nuovi prima di tornare a casa.
Chi si sente bloccato, di solito, ha già provato a capire il perché: ha letto, ci ha ragionato, ne ha parlato. Quello che manca è passare dal sapere come stare bene al sentirsi finalmente bene, e quel passaggio avviene nel corpo.
Il Retreat Movement è costruito su questo: una settimana di pratiche con Ale Demaria e il team Moveinside in luoghi scelti apposta (le edizioni passate: Sri Lanka, Marocco, Bali). Come si legge sulla pagina del retreat, «Immergerti in un contesto completamente nuovo ti permette di scendere a una profondità che oggi non immagini».
Fra le pratiche interiori ce n’è una che parla proprio di blocchi, la Conversione somatica: «Ciò che ti impedisce di essere pienamente felice è bloccato nel corpo. Ti accompagneremo a sciogliere una volta per tutte ciò che ti blocca, eliminare il giudizio e vivere con entusiasmo». Fra quelle fisiche, Camminare, correre, saltare e sprintare rimette in moto nel senso più letterale.
Chi c’è stato descrive così quello che cambia: «In me c’è stata un’ulteriore evoluzione, un cambiamento concreto, non quei cambiamenti che credi di aver fatto. È qualcosa di molto più viscerale, è un cambiamento silente che però ti indirizza verso la persona che vorresti essere nella vita» (un partecipante al retreat in Sri Lanka).
Nelle edizioni passate il retreat si è chiuso con una masterclass qualche giorno dopo il rientro, per non richiudere la finestra appena tornati a casa. Non esistono prerequisiti, non esistono livelli: basta presentarsi con voglia di provare, e molte persone arrivano da sole.
Togliamo tutto ciò che ti blocca. Quello che resta sei tu, finalmente.
Ale Demaria · Fondatore Moveinside
Chi guida i retreat: Ale Demaria
Fondatore di Moveinside e Retreat Movement
La ricerca di Ale Demaria integra pratiche interiori, cultura di movimento e crescita personale. È il punto di riferimento in Italia per l’intelligenza del corpo e la connessione mente-corpo. Guida i retreat internazionali Moveinside insieme al suo team di coach.
Il Retreat Movement è una settimana di pratiche con Ale Demaria e il team Moveinside in luoghi scelti apposta: un contesto nuovo, pratiche fisiche e interiori alternate a tempo libero e un gruppo con cui condividerle. È la finestra per sciogliere ciò che ti blocca e tornare a casa con un passo diverso. Non esistono prerequisiti: basta la voglia di provare.
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