Vivere il presente vuol dire portare l’attenzione a quello che fai e senti adesso, con il corpo, invece di restare con la testa nel passato o nel futuro. Ecco cosa significa, perché è difficile e come si allena un passo alla volta.
Vivere il presente significa portare l’attenzione a quello che stai facendo e sentendo ora, con i sensi e con il corpo, invece di restare con la testa nel passato o nel futuro. Non vuol dire smettere di pianificare o di ricordare: vuol dire scegliere, nei momenti che contano, di esserci davvero.
Il contrario di vivere il presente ha un nome preciso. L’APA Dictionary of Psychology alla voce mind wandering lo descrive come pensieri che non restano sul compito in corso e vagano spontaneamente verso altri temi, soprattutto nei compiti che non richiedono attenzione sostenuta. È lo stato predefinito della mente quando nulla la tiene ancorata a quello che accade davvero.
Vivere il presente è l’opposto: riportare l’attenzione qui, ora, su quello che stai facendo. Una delle strade più studiate per allenarlo è la mindfulness, ma non è la sola: anche il movimento, il respiro e un’attività che ti assorbe completamente ti riportano nello stesso punto.
Il bisogno di restare ancorati al presente non è una scoperta recente: già nel I secolo a.C. il poeta latino Orazio, nelle Odi, invitava a cogliere con attenzione il giorno che si ha davanti, senza lasciarlo scivolare via nei pensieri su ciò che verrà.
Non riesci a vivere il presente perché la mente umana è fatta per vagare: secondo uno studio di Harvard, le persone passano quasi la metà delle ore da svegli a pensare a qualcosa di diverso da ciò che stanno facendo. Non è una tua mancanza: è la modalità predefinita del cervello, e di solito rende meno felici.
Lo ha misurato uno studio del 2010 pubblicato su Science da Killingsworth e Gilbert: le persone pensano a ciò che non sta accadendo quasi tanto spesso quanto a ciò che sta accadendo, e questo di solito le rende infelici.
I numeri, raccolti con un’app che contattava a intervalli casuali 2.250 volontari dai 18 agli 88 anni, per un totale di 250.000 rilevazioni (Harvard Gazette, 2010), raccontano la stessa storia: la mente vaga per il 46,9% del tempo da svegli. Le persone erano più felici mentre facevano l’amore, facevano esercizio fisico o conversavano; la mente che vaga spiegava circa il 10,8% della felicità del momento, l’attività svolta solo il 4,6%.
In altre parole: conta più dove va la mente che cosa stanno facendo le mani. E fra le attività in cui le persone erano più felici c’era proprio l’esercizio fisico: muoversi è uno dei modi più semplici per restare dove sei.
| Tema | Cosa emerge | Fonte |
|---|---|---|
| Mente che vaga | Le persone passano il 46,9% delle ore da svegli a pensare a qualcosa di diverso da ciò che stanno facendo (2.250 volontari, 250.000 rilevazioni) | Killingsworth e Gilbert, 2010 |
| Attività e felicità | Le persone sono più felici quando fanno l’amore, fanno esercizio fisico o conversano; meno quando riposano, lavorano o usano il computer di casa | Harvard Gazette, 2010 |
| Cosa conta di più | La mente che vaga spiega circa il 10,8% della felicità del momento, l’attività svolta solo il 4,6% | Killingsworth e Gilbert, 2010 |
| Stato di flow | Coinvolgimento intenso in un’attività piacevole, con piena concentrazione sul qui e ora e perdita della consapevolezza del tempo | APA Dictionary of Psychology |
Dati verificati a ottobre 2026. Fonti: Killingsworth e Gilbert (2010, Science), ripresi dalla Harvard Gazette; American Psychological Association, APA Dictionary of Psychology.
Si vive il presente allenando l’attenzione con piccoli esercizi quotidiani: fare una cosa alla volta, ascoltare i sensi, sentire il corpo mentre si cammina o si muove, notare la gratitudine, staccare il telefono nei momenti con le persone. Si comincia da pochi minuti al giorno, ripetuti con costanza.
Metti via il telefono e scegli un solo compito. L’attenzione divisa tra più cose è il modo più rapido per restare ovunque tranne che qui.
Fermati e nota, uno alla volta, cosa vedi, cosa senti e cosa percepisci sulla pelle. È un modo rapido per uscire dalla testa e rientrare nel corpo.
Per qualche minuto porta l’attenzione al contatto dei piedi con il terreno a ogni passo. Il corpo riporta la mente dove si trova davvero.
Lascia che il ritmo guidi il movimento senza pensarci troppo. Quando il corpo improvvisa, la testa ha meno spazio per vagare altrove.
Alla fine della giornata individua tre cose concrete successe oggi. La gratitudine riporta l’attenzione su quello che hai già, qui e ora.
Metti via lo schermo nei momenti di relazione. È la differenza tra essere fisicamente presente ed esserci davvero.
Se le notifiche sono il tuo principale ostacolo, la guida al digital detox approfondisce come ridurle senza doverti isolare dal mondo.
Il corpo è la via più rapida per tornare al presente perché non può vivere altrove: mentre la mente salta tra passato e futuro, le sensazioni fisiche esistono solo ora. Muoversi o immergersi in un’attività fisica assorbente spegne il pensiero e riaccende l’attenzione su ciò che accade in questo istante.
Lo stato in cui questo accade con più naturalezza ha un nome: flow. Secondo l’APA Dictionary of Psychology, il flow è uno stato di esperienza ottimale che nasce dal coinvolgimento intenso in un’attività piacevole, come praticare uno sport, suonare un brano o scrivere qualcosa di creativo: si perde la consapevolezza di sé e del tempo e resta una concentrazione completa sulla situazione immediata, quella che la definizione chiama, letteralmente, il qui e ora. Il concetto fu proposto nel 1990 da Mihaly Csikszentmihalyi.
Il movimento è una delle vie più dirette per entrare in quello stato, perché richiede attenzione costante alle sensazioni del momento: equilibrio, ritmo, respiro. Il metodo Moveinside lo chiama calma mentale: sostituire «cosa ne pensi» con «come ti senti» risveglia il linguaggio del corpo e spegne la mente, in una pratica progressiva per smettere di pensare.
Per questo la danza e i movimenti che chiedono improvvisazione sono un allenamento così diretto: mentre il corpo si muove, la testa smette di correre avanti e indietro.
Per vivere il presente senza restare bloccato nel futuro o nel passato non serve smettere di pensarci con la forza: serve notare quando la mente ci è tornata e riportarla, con gentilezza, su quello che stai facendo ora. Un gesto concreto, un respiro contato o un ambiente nuovo aiutano a interrompere il giro di pensieri.
Rimuginare sul passato o preoccuparsi per il futuro è un’abitudine della mente, non una colpa: il punto non è bloccarla, ma accorgersene prima e riportare l’attenzione a un dettaglio concreto di quello che stai facendo ora, un respiro, un passo, un oggetto in mano.
La gratitudine aiuta nella stessa direzione. In uno studio di Emmons e McCullough (2003), chi teneva un elenco, settimanale o quotidiano, delle cose per cui essere grato ha mostrato più benessere in diverse misure rispetto ai gruppi di confronto, e il risultato più solido è stato un aumento delle emozioni positive. Notare tre cose concrete per cui sei grato oggi riporta l’attenzione su quello che hai già, non su quello che manca.
Se invece la testa torna sempre sulla stessa preoccupazione per il futuro e questo pesa sulla vita di tutti i giorni, il primo passo utile è parlarne con il medico o con uno psicologo.
Una settimana di pratica fisica e interiore allena il presente più di una tecnica isolata, perché toglie per qualche giorno gli stimoli abituali, lavoro, notifiche, decisioni di routine, e lascia solo il corpo, il gruppo e il momento che si sta vivendo. È il principio su cui si basa il Retreat Movement.
Sette giorni di fila danno al presente lo spazio per andare in profondità, invece di restare un esercizio da qualche minuto.
Tra le pratiche fisiche, la Danza come strumento di creazione, con l’improvvisazione, e Ritmo e coordinazione tengono l’attenzione ancorata al corpo minuto per minuto. Tra quelle interiori, Dalla scarsità all’abbondanza lavora sulla gratitudine: «La gratitudine è la chiave per eliminare la sofferenza interiore».
Conta anche il luogo. «Immergerti in un contesto completamente nuovo ti permette di scendere a una profondità che oggi non immagini»: lontano dalla routine cade l’abitudine più radicata, quella di essere la versione di te a cui sei abituato, e restare ancorati a quello che accade ora diventa più naturale.
Se la mente non si placa nemmeno a riposo, nella guida su come rilassarsi trovi altre tecniche che partono dallo stesso principio: uscire dalla testa passando dal corpo.
Il Retreat Movement è una settimana di pratiche con Ale Demaria e il team Moveinside in luoghi scelti apposta (le edizioni: Sri Lanka, Marocco, Bali): 7 giorni, 13 pratiche fisiche e interiori, circa 8 ore di pratica al giorno con tempo libero tra una sessione e l’altra. Non esistono prerequisiti, non esistono livelli: la maggior parte dei partecipanti arriva da solo, e la masterclass dopo il rientro aiuta a portare l’abitudine del presente nella vita di tutti i giorni.
La normalità è godere del tuo corpo.
Ale Demaria · Fondatore Moveinside
Chi guida i retreat: Ale Demaria
Fondatore di Moveinside e Retreat Movement
La ricerca di Ale Demaria integra pratiche interiori, cultura di movimento e crescita personale. È il punto di riferimento in Italia per l’intelligenza del corpo e la connessione mente-corpo. Guida i retreat internazionali Moveinside insieme al suo team di coach.
Il Retreat Movement è una settimana di pratiche con Ale Demaria e il team Moveinside in luoghi scelti apposta: 7 giorni, 13 pratiche fisiche e interiori che tengono l’attenzione ancorata al corpo, un gruppo e una masterclass dopo il rientro per portare l’abitudine a casa.
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