Prendersi cura di se stessi: cosa significa e come iniziare
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Prendersi cura di se stessi: una donna di spalle su una veranda nella giungla al mattino, con una tazza di tè e un quaderno
Guida Retreat Movement · Cura di sé

Prendersi cura di se stessi: cosa significa e come ricominciare (anche senza tempo)

Prendersi cura di se stessi è ciò che tiene in equilibrio corpo, mente e relazioni. Ecco cosa significa davvero, perché è così difficile trovare il tempo, e da dove ripartire.

Cosa significa prendersi cura di se stessi?

Prendersi cura di se stessi significa occuparsi in modo attivo del corpo, della mente, delle relazioni e del proprio tempo, non solo degli impegni verso gli altri. È un insieme di scelte quotidiane: dal movimento al sonno, dal dire di no al concedersi silenzio. È manutenzione di sé, e fa bene anche a chi ti sta vicino.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la cura di sé come la capacità di persone, famiglie e comunità di promuovere e mantenere la propria salute, prevenire le malattie e affrontarle, con o senza il supporto di un operatore sanitario. Tra i gesti di cura di sé l’OMS elenca mangiare in modo sano, fare attività fisica, dormire a sufficienza e coltivare le relazioni con gli altri, oltre a evitare fumo e alcol.

Chi si prende cura di sé resta presente anche per gli altri, senza esaurirsi. È una differenza sottile ma decisiva rispetto a chi rimanda tutto “a quando avrò tempo”.

Perché chi si occupa di tutti fatica a prendersi cura di sé?

Chi ha molti ruoli, lavoro, famiglia, relazioni da tenere in piedi, mette sé stesso per ultimo quasi senza accorgersene. Subentra il senso di colpa non appena ci si ferma, come se fermarsi fosse un lusso che non ci si può permettere. Il risultato è che il tempo per sé sparisce prima ancora di essere cercato.

È una questione di priorità che si ribaltano da sole, giorno dopo giorno. Chi si prende cura di tutti dimentica di essere anche tra i destinatari di quella cura.

Riconoscere questo schema è già un primo passo: per invertirlo basta accorgersene e cambiare una sola abitudine alla volta.

Come prendersi cura di sé fisicamente?

Fisicamente, prendersi cura di sé significa muoversi con regolarità, dormire a sufficienza e passare tempo all’aperto: tre abitudini semplici che sostengono corpo ed energia. L’obiettivo indicato dall’OMS per gli adulti è di almeno 150 minuti a settimana di attività moderata, e ogni movimento in più conta.

Secondo la scheda dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’attività fisica, il movimento regolare porta benefici importanti al corpo e alla mente: negli adulti si associa a una migliore salute mentale e a un sonno migliore. Qualsiasi quantità di movimento è meglio di niente, e camminare è tra i modi più diffusi per essere attivi ogni giorno.

TemaCosa dice l’OMSFonte
Cura di séCapacità di promuovere e mantenere la propria salute, prevenire le malattie e affrontarle, con o senza un operatore sanitarioOMS, self-care
Gesti di cura di séMangiare in modo sano, fare attività fisica, dormire a sufficienza, coltivare le relazioni, evitare fumo e alcolOMS, self-care
Movimento per gli adultiAlmeno 150 minuti a settimana di attività fisica moderataOMS, attività fisica
Ogni movimento contaQualsiasi quantità di attività fisica è meglio di nienteOMS, attività fisica
Benefici negli adultiMigliore salute mentale, migliore sonno, benessere generaleOMS, attività fisica

Dati verificati a settembre 2026 sulle schede OMS linkate.

Anche il sonno e la luce naturale fanno parte della cura fisica di sé, e sono legati a doppio filo a come ritrovare energia nei periodi più stanchi: sono le basi su cui si costruisce tutto il resto, incluso l’equilibrio mentale.

Come prendersi cura di sé mentalmente?

Mentalmente, prendersi cura di sé vuol dire ritagliarsi pause vere, senza schermi, in cui la mente può rallentare davvero. Il silenzio, la gratitudine e il contatto con il proprio corpo aiutano a interrompere il pensiero che gira a vuoto. Bastano pochi minuti, ripetuti con costanza.

Al Retreat Movement questo lavoro ha un nome preciso: la pratica “Dalla scarsità all’abbondanza”, pensata per tornare in contatto con la gratitudine e allentare la sofferenza interiore che spesso accompagna il correre da un impegno all’altro. È vicino a quello che si intende quando si parla di mindfulness: portare l’attenzione al presente invece di lasciarla scivolare sul pilota automatico.

Se da settimane non riesci a prenderti cura di te e ti senti svuotata, parlarne con il medico o con uno psicologo è il primo passo.

Come trovare tempo per se stessi anche quando sembra impossibile?

Il tempo per sé si conquista con scelte piccole e ripetute. Bloccare pochi minuti fissi, imparare a dire no a qualche richiesta non urgente e avere una pratica breve quotidiana bastano per invertire la tendenza. Il resto arriva con la costanza, non con la perfezione.

Anche lasciare lo smartphone in un’altra stanza per un’ora, un piccolo esercizio di digital detox, libera più tempo di quanto sembri: gran parte del tempo che manca è già nostro, solo occupato da altro.

  1. Blocca prima il tempo, poi il resto

    Segna in agenda un momento fisso, anche breve, prima di riempirla con gli impegni degli altri.

  2. Impara a dire no una volta a settimana

    Ogni no detto a una richiesta non urgente è un sì implicito a te stessa.

  3. Una pratica breve ogni giorno

    Una camminata, il respiro, qualche minuto di silenzio: conta la ripetizione, non la durata.

  4. Ogni tanto, un tempo lungo tutto per te

    Un weekend o una settimana lontano dalla routine amplificano quello che i piccoli gesti quotidiani hanno già iniziato.

Perché ogni tanto serve un tempo lungo tutto per sé?

Le pause quotidiane reggono l’equilibrio, ma non sempre bastano a creare la distanza necessaria per vedersi da fuori. Un tempo lungo, in un contesto nuovo e senza le richieste abituali, permette di scendere a una profondità che i ritagli di tempo quotidiani non raggiungono. È qui che il Retreat Movement inserisce la sua settimana di pratiche.

Al Retreat Movement, si legge nella pagina dedicata, “non è una vacanza”: è un tempo per sé con una direzione precisa. Il programma alterna 13 pratiche, 7 fisiche e 6 interiori, circa 8 ore al giorno con tempo libero incluso.

Le camere, si legge sempre nella pagina del retreat, “sono comode, spaziose ed eleganti, immerse nella natura di Uluwatu con vista sull’oceano Indiano”: anche il contesto fa parte della cura, non solo il programma.

Tipo di tempo per séCosa offreCosa resta dopo
Pausa quotidianaUn momento di silenzio o movimento dentro la routineUn piccolo sollievo, da ripetere ogni giorno
Weekend dedicatoUna breve distanza dagli impegni abitualiEnergia recuperata, ma il contesto resta lo stesso
Una settimana immersiva (come il Retreat Movement)Un contesto nuovo, un programma completo, un gruppoAbitudini nuove portate a casa, non solo un ricordo

Un tempo lungo così può diventare anche l’inizio di un vero e proprio percorso di crescita personale, non solo una parentesi di riposo. Con Ale Demaria e il team Moveinside in loco per tutta la settimana, il programma è già pronto: basta presentarsi con la voglia di provare, come nelle edizioni in Sri Lanka e in Marocco.

Tornerai a casa con l’intelligenza del corpo riattivata, l’intuito sveglio e un’energia vitale mai provata prima.

Ale Demaria · Fondatore Moveinside
Falesia di Uluwatu a Bali affacciata sull'oceano, uno degli scorci del Retreat Movement
La natura di Uluwatu accompagna la settimana di pratiche del Retreat Movement.
Ale Demaria, fondatore di Moveinside e Retreat Movement

Chi guida i retreat: Ale Demaria

Fondatore di Moveinside e Retreat Movement

La ricerca di Ale Demaria integra pratiche interiori, cultura di movimento e crescita personale. È il punto di riferimento in Italia per l’intelligenza del corpo e la connessione mente-corpo. Guida i retreat internazionali Moveinside insieme al suo team di coach.

Un tempo tutto per te, con un programma già pronto

Il Retreat Movement è una settimana di pratiche fisiche e interiori con Ale Demaria e il team Moveinside, in luoghi scelti apposta per creare distanza dalla routine: programma pronto, team in loco tutta la settimana, tempo libero ogni giorno. Bastano la voglia di provare e sette giorni tutti per te.

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Domande frequenti

Cosa significa prendersi cura di se stessi?
Significa occuparsi in modo attivo del corpo, della mente, delle relazioni e del proprio tempo, non solo degli impegni verso gli altri. È un insieme di scelte quotidiane che si ripetono nel tempo, ed è la base che permette di reggere tutto il resto.
Da dove si inizia a prendersi cura di se stessi?
Si inizia da un solo gesto piccolo e ripetibile, non da un cambiamento radicale: un blocco fisso in agenda, una camminata, qualche minuto di silenzio ogni giorno. La costanza conta più dell’intensità, ed è più facile mantenere un’abitudine piccola che una grande.
Come si trova tempo per se stessi quando sembra impossibile?
Si trova bloccando prima il tempo in agenda e riempiendo il resto dopo, imparando a dire no a qualche richiesta non urgente e tenendo una pratica breve quotidiana. Ogni tanto, in più, conviene concedersi un tempo lungo, lontano dalla routine.
Perché chi si occupa sempre degli altri fatica a prendersi cura di sé?
Perché le priorità si ribaltano senza che ce ne si accorga: lavoro, famiglia e relazioni finiscono per venire sempre prima. Riconoscere questo schema è il primo passo per invertirlo, anche con gesti piccoli e ripetuti.
Quando conviene dedicarsi un tempo lungo, non solo pause quotidiane?
Quando le pause quotidiane reggono l’equilibrio ma non bastano più a creare una distanza vera dalla routine. Un tempo lungo, in un contesto nuovo, aiuta a vedersi da fuori e a portare a casa abitudini nuove, non solo un ricordo: è quello che offre una settimana come il Retreat Movement.